Category 'Scrittura'

Sud-sud-est

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Qui aspetto.
Qui ricordo.
Qui immagino.
Qui mi prendono i ‘vorrei’.
Qui, al bordo del nulla, scopro momenti di tutto.

Un giorno di luce

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Pensare i morti è onorare la vita, il suo cambiar continuamente forma, di in , conservandone . Siamo i corpi che ci hanno preceduto ed anche qualcosa d’altro, ripetizione e cambiamento insieme.

I morti riguardano tutti.

Ci sono quelli speciali per te, quelli che hai amato e a volte ti prende il desiderio di sottrarli, anche solo per un momento, a questo flusso per riavere la loro materialità di corpi, di odori e voci. Perché il pensiero di loro è sempre con te, ma è il da toccare e stringere che manca tanto.

Ma posso toccare e stringere di più chi c’è, in tua papà.

La popolare salentina è maestra: onora i morti con un dono materiale ai vivi, a persone reali e concrete.

ll giorno dei morti è un giorno di luce.

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Ricordi di una bicicletta

Ogni mattina sorseggiava il suo caffè, mentre il profumo riempiva le stanze e si ficcava nelle narici di lei e dei suoi fratelli ancora nel sonno, poi si vestiva e usciva di casa. All’ora di pranzo da dentro la casa si cominciava a udire flebile quell’insostituibile vecchia bicicletta, quella che era di suo padre e da cui non si era mai separato; quel suono dei pedali e della catena era inconfondibile; si poteva avvertire già appena imboccava la strada di casa e poi cresceva e diveniva sempre più chiaro a mano a mano [Leggi/Read more →]

Pensiero a Marquez

Ricordo quel pomeriggio d’estate in cui, ragazzina, presi il libro dalla biblioteca comunale. Ricordo i pomeriggi seguenti, la sua , le pagine che scorrevano, quelle parole strane che fluivano, in quel tipico caldo estivo salentino. Ricordo, [Leggi/Read more →]

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Cura è lavoro: spazi di Donne

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La prima proiezione della video-mostra fotografica “Cura è lavoro: spazi di Donne”, con [Leggi/Read more →]

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Il gioco del libro

Ada Manfreda, Il gioco del libro, in “Il Paese Nuovo”, Culture p. 4, sabato 27 aprile 2013

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Arrampicarsi lungo il tronco di un albero, salire su, tra i suoi rami, trovarne uno ben comodo su cui sedersi. Con sé un libro e un bicchiere di vetro con tante palline colorate dentro. C’è il giallo, l’azzurro, il rosso, il verde. Palline di caramella. Stare lì, con le foglie che ti proteggono [Leggi/Read more →]

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Libera Amanda

Libera Amanda, in: “Amaltea. Trimestrale di “, Anno VII - n. 3, settembre 2012

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Sono nata in treno, da Adela, durante un suo viaggio di ritorno a casa.

Sono fluita fuori senza sforzo, sintonizzata con l’andare cadenzato e continuo del treno. Quello sferragliare che satura le sue orecchie e quel dondolio che massaggia il suo l’hanno resa produttiva come mai era stata prima di quel momento. [Leggi/Read more →]

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Storia di ordinaria differenza

Ada Manfreda, Storia di ordinaria differenza, in “Amaltea. Trimestrale di “, Anno VI - n. 4/2011

Mi è capitato qualche tempo fa di ascoltare un senegalese raccontare le storie del suo villaggio, alla maniera dei griot. Il griot è figura importante delle comunità di molti paesi dell’Africa occidentale sub-sahariana. È il detentore del sapere, della e della tradizione del suo popolo, il suo archivio vivente, colui il quale si fa carico, per tutti gli altri, di ricordare, narrare, cantare e trasmettere. [Leggi/Read more →]

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Il senso e la scintilla

in: “Amaltea. Trimestrale di “, Anno VI - n. 4 dicembre 2011.

È fine d’anno: col suo tornar ciclico è ritualità che punteggia il fluire del tempo, a ricordarci che la vita è succedersi di istanti-tempo che arrivano e passano. Ma non solo. È ritualità che scandisce un ritmo vitale profondo, tanto da avere un effetto coaugulo sulle vicende occorse nell’arco di un anno, così che siamo spinti, anche senza volerlo, a fare uno sforzo di integrazione e composizione di tutte quelle vicende in un che di narrativamente credibile. Potremmo dire anche, in un che di sensato. [Leggi/Read more →]

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ھل ٽٽكلم العربية؟ / Hal tatakallam al-‘arabiyya?

in: “Amaltea. Trimestrale di “, Anno V - n. 03, settembre 2010.

Arrivo al luogo convenuto con qualche mi-nuto, no in verità un bel po’ di minuti, di ritardo, ma questo è un classico.
Diciamo che ho un piccolo conto aperto con il signor tempo, che proprio non ci sta a trattenersi un po’ con me, sfugge alle mie avance.
Fermo perciò frettolosamente e impreci-samente l’auto tra due strisce oblique del parcheggio: mentre sto completando la manovra noto tre tipi, uomini adulti, che sin dal mio arrivo avevano indirizzato i loro sguardi su di me, come se mi stessero a-spettando. Ma sono certa di non averli mai visti prima. [Leggi/Read more →]

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