[Momenti della mia visita a Casa Sankara, San Severo, maggio 2020]

Ho scritto un primo racconto etnografico di una ricerca avviata con una comunità di migranti, Casa Sankara di San Severo (Foggia), molto interessante e peculiare, animata da una visione ‘differente’ di migrante, di accoglienza, di autonomia, di partecipazione al tessuto sociale ed economico del Paese Italia. E’ uscito sulla Rivista Atlante della Treccani.

“25 maggio; da pochi giorni sono state revocate parzialmente le restrizioni del lockdown, ora almeno ci si può muovere all’interno della propria regione. Dopo tanta reclusione dentro le mura di casa e piccoli percorsi a piedi nel perimetro del mio comune del basso Salento, avevo proprio bisogno di un altrove, e quel luogo, per quanto ne sapevo, prometteva di essere un altrove ‘molto altrove’. Sentivo che era il momento giusto.
Da Lecce prendo un treno che risale tutta la lunga Puglia, la mia destinazione è al limite ultimo fin dove mi è permesso spingermi in ‘regime di Covid’, l’ultima provincia della regione: Foggia. Lì ad aspettarmi trovo Latyr. Ci siamo conosciuti l’anno prima, lui partecipava da studente ad un corso di formazione per mediatori interculturali a Lecce in cui io avevo tenuto delle lezioni. Papa Latyr Faye, detto Hervé, è senegalese, di Dakar. Ha lasciato il Senegal nell’agosto del 2007, ha preso un aereo per Marsiglia e da lì ha girato per altre città europee, dove vivono alcuni suoi fratelli da molti anni. In Francia, in Belgio, poi arriva in Italia: prima a Milano, successivamente va a Verona, a Parma e infine, a dicembre di quello stesso anno, a Foggia per trovare un suo zio paterno, Mbaye Ndiaye, che era arrivato l’anno prima. Da quel momento un destino comune li terrà uniti e li porterà negli anni successivi a San Severo…”.

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