Per semitori
Editoriale
. In: “Amaltea. Trimestrale di cultura” – Anno V, n. 02, giugno 2010

Bar. Entriamo per un caffè.
Il mio amico dice: “Per me un caffè”.
Io: “Anche per me, macchiato”.
E cosa ci vediamo arrivare? Due caffè macchiati! Com’è possibile? Dovevano essere uno normale e uno macchiato. La mia richiesta era arrivata dopo quella del mio amico, analoga alla sua e con una variante finale, che avevo fatto rigorosamente sopraggiungere dopo una pausa, la pronuncia della virgola!
Il tipo non l’ha colta, penso tra me. Eppure l’ho detta.
Forse non è abituato a sentire le virgole. Anche nell’oralità ci sono le virgole.
Parliamo e scriviamo usando parole, e poi distanze differenti tra parole, tempi e silenzi, e tutto significa. Non è una questione puramente linguistica: costruiamo realtà.
Una virgola fa la differenza tra un caffè e un caffè macchiato.

‘Siamo fatti di parole’ recita il titolo di un libro. È vero. Di parole.
Le parole fanno mondo. È tanto vero che l’autore di quel libro cita un esempio emblematico: l’evento delle Torri Gemelle.
A cosa ci riferiamo propriamente usando la parola ‘evento’ in quel caso?
No perché a seconda della risposta che diamo, la differenza in gioco sono diversi milioni di dollari…   

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