Category 'tarantismo'

La taranta secondo Milesi

 INTERVISTA A PIERO MILESI - ZOLLINO 22 AGOSTO 1999

La Notte della Taranta costituisce il tentativo di stimolare la “comunicazione tradizionale” a interrogarsi “sulle ragioni – come dichiara Gianfranco Salvatore, uno dei due direttori artistici della manifestazione (l’altro è Maurizio Agamennone) – della sua sopravvivenza e della sua attualità”: nel fatto di essere un tentativo in qualche modo indotto dall’esterno è il suo limite. Ma va anche riconosciuto che esso consente la maturazione nell’ambito della musica tradizionale salentina di nuovi atteggiamenti e di nuove consapevolezze, verso la conquista di una autonomia di segno diverso.

Anche quest’anno adesioni più o meno entusiastiche da parte di gruppi e musicisti, ma anche significative e risentite defezioni. Si intravede una linea di frattura all’interno dei gruppi che fanno musica popolare nel Salento, non è detto che ciò sia un danno: staremo a vedere.

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Melissi

Quando arrivammo, la festa era già cominciata. Vi era un gruppo di cinque giovani, in mezzo alla sala, circondato da tutti i presenti, che ballavano. Mi colpì immediatamente il sound, molto singolare. Una miscela assolutamente insolita di suoni ancestrali, quali quelli della nostra tarantella e complicati ritmi giamaicani… I giovani che cantavano … sembravano posseduti dalle loro stesse parole. Cantavano e si dimenavano come invasati, e quell’energia che percorreva i loro corpi si trasmetteva agli astanti… Il gran frastuono dei suoni, la straordinaria varietà dei ritmi, il quasi buio della sala, il danzare frenetico di tutti, mi faceva sentire euforico… si stava compiendo una contaminazione ardita delle tradizioni… una loro profanazione…Scorie, resti, residui della tradizione locale si coniugavano con i cocci del variegato mondo elettronico, realizzando una imprevedibile esogamia culturale… I ritmi giamaicani copulavano col dialetto leccese, si incrociavano con brandelli di antiche melodie salentine. Mi pareva di esser capitato in un laboratorio di giovani, diabolici alchimisti.
[Salvatore Colazzo, La dolcezza dei seppelliti (romanzo), 1992, Erreci Edizioni, Maglie, collana “I Mascheroni” diretta da Antonio Verri]

E’ di questi giorni l’uscita del primo numero di Melissi, rivista semestrale dell’Istituto “Diego Carpitella”, qui recensita in anteprima: chi volesse acquistarne una copia dovrà infatti attendere “La Notte della Taranta - 1999″ del prossimo 24 agosto, serata in cui la rivista verrà distribuita con allegato in omaggio il Cd audio della registrazione live del concerto dell’estate scorsa (prezzo al pubblico L. 20.000).
Come già abbiamo anticipato in un precedente articolo apparso sulle colonne di questa testata, quello della rivista era un progetto in cantiere oramai da diversi mesi, pensato soprattutto come strumento di documentazione ed approfondimento dell’evento annuale “La Notte della Taranta”: volendosi porre sistematicamente, con l’uscita di due numeri all’anno, prima e dopo lo svolgimento di ciascuna edizione, ha l’intenzione di essere di volta in volta momento di riflessione e di consuntivo dell’edizione appena svoltasi, ovvero di anticipazione e di informazione su quanto riserverà l’edizione successiva.

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Tarante e màcare

Lo strepito del tamburrello aveva asprezze concitate, sorde. Le lamine sibilavano; s’inserivano lancinanti nella vibrazione cupa del fondo percosso. La pelle dava il senso vago della vita morta che aveva vestita. Talora i suonatori stanchi s’alternavano nel compito. La voce del flauto rimaneva sola. Due note, le stesse, sempre le stesse, gocce di suono cadenti entro l’abissale ampiezza del silenzio. Taceva il flauto, s’inseriva il tamburello. Continuava il ritmo…
Sembra il resoconto dell’evento “La notte della taranta” di ora è quasi un anno fa; in realtà è la descrizione della terapia musicale agente su una tarantata come la descrive Luigi Corvaglia nel suo romanzo Finibusterre degli anni ‘30, da noi salentini poco conosciuto e perciò ingiustamente dimenticato.
“Le streghe son tornate” verrebbe da dire ponendo attenzione al numero di iniziative che, in questi ultimi tempi nel Salento, in un modo o nell’altro, hanno per protagonista il ragno che danza. Ma oggi i suoni, le musiche, le danze non sono più soltanto quelli della tradizione, essi sono disponibili ad ibridarsi con i linguaggi più eccentrici ed innovativi, dando luogo ad un fenomeno culturale dagli esiti imprevedibili.
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