Sull’origine del suo nome l’Arditi riporta diverse ipotesi: esso deriverebbe dalla musa Melpomene; oppure dall’emblema del paese, costituito da un albero di pino e da un favo mellifero; o ancora il nome si dovrebbe “ai greci del Peloponneso venuti con Enotrio Arcade”; infine, l’ipotesi più accreditata farebbe derivare il nome Melpignano dal centurione romano Melpinio, al quale, a seguito della conquista della Messapia da parte dei Romani, toccarono le terre su cui sorge ancora oggi il paese.
In queste terre, tuttavia, la presenza dell’uomo risale ad epoche remotissime, come testimoniano i monumenti megalitici ivi presenti, segni ancora misteriosi ed indecifrati di culture primitive, giunti sino a noi nonostante l’azione demolitrice del tempo e dell’uomo. Dislocati tra il centro abitato e le campagne immediatamente limitrofe si trovano quattro menhir: il Menhir Lama, situato nell’aiuola di piazzetta Asilo (sebbene non la si ritenga la sua collocazione originaria), alto ben m. 4,20; il Menhir Minonna, posto di fronte ad un’abitazione in via IV novembre ed alto m. 2,80; il Menhir Candelora che misura m. 3,30 e sorge nella omonima contrada, oggi una cava estrattiva di pietra leccese; il Menhir Scineo, anch’esso posto nell’omonima campagna ed alto m. 1,90.
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melpignano
Category: Articoli in riviste, Grecìa del Salento di ada
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