C’è troppo cielo

Percorrevo la Maglie-Collepasso qualche pomeriggio fa, per raggiungere una scuola dove avrei incontrato degli insegnanti a cui fare formazione. Era da un bel po’ che non attraversavo quella strada, però l’ho fatta così tante e tante volte che l’ho imbroccata in automatico, senza pensarci o meglio pensando ad altro mentre guidavo. Man mano che la percorrevo tuttavia qualcosa non mi tornava, avevo una percezione strana che mi arrivava in sottofondo, mentre continuavo a guidare e a pensare ad altro.
L’ho sempre trovata suggestiva quella strada. E’ una linea retta, stretta e lunga molti chilometri che attraversa un bosco di ulivi fittissimo, ci sono ulivi e ulivi a perdita d’occhio, enormi, con fronde talmente grandi da unirsi le une con le altre, sono proprio tanti, una enorme macchia verde scuro che nelle giornate di sole lascia filtrare a fatica la luce tra i tronchi in sottilissime linee bianco-gialle. Mia madre mi ha sempre raccontato di quando, lavorando a giornata per il latifondista di quelle terre, ci arrivava in bicicletta, insieme alle altre fimmine assoldate come lei, percorrendo stradine di campagna sterrate. Mi ha sempre raccontato di quante e quante olive ha dovuto raccogliere ricurva verso terra per ore ed ore, per giorni e giorni. Ogni volta che ci passo la maestosità di quegli ulivi mi fa pensare a tutte le olive che hanno prodotto nel tempo, formerebbero di sicuro montagne, e sono state messe, una ad una, nei cesti dalle mani di tante donne come mia madre.
Intanto più andavo avanti lungo la strada e più andava aumentando un senso di estraneità, c’era qualcosa di diverso rispetto alla memoria di sensazioni che si era scritta nel mio corpo passando e ripassando nel tempo da lì.
Vuoi vedere che ho sbagliato uscita alla rotonda? Attimi di smarrimento, ritorno concentrata sulla strada e sulla guida. Cerco di capire: incrocio di lì a poco un cartello stradale e ho conferma che la strada è quella giusta. Perché quasi non la riconosco allora?
Non capivo e non capivo. Poi, aspetta, ecco, ecco cos’è: c’è troppa luce e troppo cielo, non ho mai visto tutta questa luce e questo cielo su questa strada.
Allora guardo ancora di più, più attentamente e meglio, giro la testa verso il lato della strada alla mia sinistra, spalanco gli occhi: oddio le fronde! Le fronde enormi e fitte non ci sono, non ci sono più. La macchia verde scuro è sparita.
C’è cielo, c’è tanto cielo, cielo libero fino all’orizzonte, e luce, tanta luce diffusa e ovunque. E una distesa di monconi di tronco. Spettrale.

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