Fatos Kongoli

Per la seconda puntata della rubrica ‘Finestra’, percorsi di conoscenza e approfondimento sulla cultura albanese contemporanea, Liljana Qafa ci propone un incontro con lo scrittore Fatos Kongoli, di cui lei si è occupata, dedicandogli anche uno suo scritto dal titolo La duplice metafora in Vita in una scatola di fiammiferi, l’ultimo romanzo di Fatos Kongoli

Fatos Kongoli è nato nel 1944 ad Elbasan, nell’ Centrale. Ha studiato matematica a Pechino (1961-1964) e poi a Tirana, dove si è laureato nel 1967. Ha lavorato a lungo come giornalista e redattore capo
presso la casa editrice “Naim Frasheri” di Tirana. Dal 1998 si dedica esclusivamente alla scrittura. Sotto la dittatura
comunista ha pubblicato solo i due romanzi Ne te tre (1985), Karuseli (1990) e subito dopo la caduta del comunismo
espresse la sua intenzione di scrivere una tetralogia. Si rammenta in particolare un ciclo di cinque romanzi, I humburi (1992), Kufoma (1994), Dragoi i Fildishte (1999), Endrra e Damokleut (2000), Lekura e qenit (2003), chiamati dall’autore stesso “Le carceri della memoria” e dedicati all’ultima fase della dittatura in , alla sua caduta ed ai
problemi esistenziali che ne conseguirono nella fase di transizione postcomunista.
Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Te porta e Shen Pjetrit” e nel 2007 “Jete ne nje kuti shkrepsesh” nei quali tratta esclusivamente della realtà albanese e dei suoi cambiamenti, della lenta transizione e dei problemi sociali connessi. In questi due romanzi rispecchia con dolore e veridicità l’aspetto amaro degli anni della transizione in che fanno di Kongoli: “Lo scrittore della transizione albanese”. Le sue opere sono pubblicate e tradotte in Francia, Italia, Svizzera, Grecia, Germania, Polonia, Slovacchia, Spagna, Bulgaria e Serbia. Di lui e delle sue opere hanno scritto alcune delle testate europee più importanti come Le Monde, Le Figaro, La Stampa, Le Temps, Le Soir, Der Tagespiegel, The Indipendent, The Guardian, ecc.

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