Intervista a Sergio Blasi, sindaco Comune di Melpignano

Intervista a Sergio Blasi, sindaco del Comune di presso la sede municipale, 21 febbraio 2003, in “Grecìa ta nea-ma”, Anno I, n. 0, febbraio 2003, pp. 4-6.

D – Qualche anno fa, nell’ambito della Festa dell’Unità della Grecìa Salentina che si teneva a Martano, in un incontro-dibattito pubblico, Francesco Panese, sindaco di Calimera, lanciava l’idea di un’unica ‘polis grica’, capace di unificare tutti e nove i comuni della Grecìa Salentina superando le singole municipalità. Il percorso intrapreso nel 1995 con l’Associazione dei Comuni della Grecìa Salentina, proseguito con la costituzione di un Consorzio, per giungere attualmente all’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, è riuscito a favorire questo processo di sempre maggiore identificazione e integrazione, oppure prevalgono logiche campanilistiche e meramente spartitorie?
R – Credo che il percorso seguito fino a questo momento è ispirato alla integrazione. La costituzione dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina è il passaggio ultimo, e questo nuovo organismo dovrebbe gettare le basi per la concretizzazione dell’ipotesi di un’unica polis della Grecìa, formata da circa 42.000 abitanti, che sa ricoscere la loro comune provenienza culturale ed etno-linguistica e costituisce lo strumento istituzionale – visto che oggi la legge lo consente – per gestire in forma integrata gli aspetti amministrativi che riguardano i nostri paesi.
L’Unione – così pensata – permette di rafforzare l’identità stessa delle popolazioni che abitano quest’area, sentendosi tutte parte di una stessa realtà, avendo uguali diritti e uguali doveri.
Ben diverso era il senso del Consorzio, istituito per assolvere ad uno specifico e definito compito: la valorizzazione della lingua e della cultura grica.

D – La neonata Unione offre maggiori opportunità alla Grecìa, rispetto a quelle offerte fino ad oggi  dal Consorzio, oppure i due organismi sono distinti e assolvono a  funzioni diverse?
R – L’Unione rappresenta un Ente istituzionale che lavora ad unificare tutti i servizi necessari a quest’area, dalla nettezza urbana ai servizi sociali, al fine di realizzare delle economie di scala. Sarebbe un bel risultato che tutti i cittadini dell’Unione potessero avere un identico servizio di raccolta dei rifiuti, potessero pagare identici tributi comunali, che usufruissero di uguali politiche di sviluppo economico-produttivo dell’area.

D – Allora l’Unione coesiste con il Consorzio con una differenziazione delle funzioni:  a quest’ultimo la prerogativa di porre in essere iniziative e  progetti utili ad intercettare le linee di finanziamento nazionali e comunicatarie rivolte alla valorizzazione della lingua e della cultura  grica e all’Unione il compito di mettere in comune i servizi legati alla gestione delle municipalità?
R – Credo che oramai il Consorzio, se non fosse per alcune pendenze di carattere contabile legate a progetti che sono ancora in corso di realizzazione, non ha più ragione di esistere. Piuttosto l’Unione deve ricomprendere tutte le funzioni che il Consorzio ha avuto fino a questo momento, e avere il ruolo aggiuntivo di cui dicevamo poc’anzi. Il Consorzio è un’esperienza che abbiamo maturato in questi anni e che è servito per arrivare a questa nuova tappa.
Quello che abbiamo potuto verificare in questi anni è che c’è un grande fermento di iniziative, non solo da parte degli amministratori dei comuni grichi, ma anche da parte di privati, di chi in questo territorio, in vari settori, ha dimostrato di essere in grado, anche a prescindere dagli organi istituzionali e dalla risorse economiche che essi potevano garantire, di avere un ruolo nella Grecìa e di produrre risultati significativi. Dobbiamo allora fare uno sforzo di coinvolgimento vero di tutte queste energie, che sono culturali, economiche, di intellettualità diffusa, a partire dalle competenze e dalle professionalità che esse esprimono e non di certo a seconda dell’appartenenza o dell’accondiscendenza a questo o a quel ‘potente’ di turno.
I problemi e le contrapposizioni di questi giorni rischiano di vanificare un’opportunità grande che pure in qualche modo la classe dirigente in quest’area e in questi anni ha cercato di costruire.

D – Accennava alle polemiche di questi ultimi giorni: cosa  non ha funzionato, visto che oggi pende la minaccia della fuoriuscita del Comune di Martano dall’Unione della Grecìa Salentina?
R – Il sindaco di Martano si è trovato in un percorso fortemente avviato e quindi credo che ha vissuto con una certa diffidenza – legittima – il rapporto all’interno della stessa Unione, ancor più se consideriamo che vi è chi nell’Unione avverte forte e rivendica la paternità del percorso intrapreso e che forse tende ad estremizzare le posizioni creando uno scontro che non ha ragione di esistere. Ritengo sia un grande errore ritenere di tenere fuori il Comune di Martano, o che lo stesso Martano ritenga di tenersi fuori. Ne saremo penalizzati tutti. Non credo che vi siano vincitori né vinti in questa vicenda, credo invece che complessivamente la classe dirigente della Grecìa abbia segnato un autogol.

D – Si è parlato di pregiudiziali inaccettabili che il Sindaco di Martano, Pasquale Conte, avrebbe posto affinché Martano restasse nell’Unione…
R – Nell’ultimo consiglio dell’Unione ero assente per cui non conosco direttamente le questioni che si sono discusse. Per me è centrale una considerazione: ognuno di noi non è eletto direttamente nel consiglio dell’Unione, ma essendo stato eletto come sindaco nel proprio comune confluisce in quest’organo decisionale, avendo – a mio avviso – l’obbligo morale e politico di portare all’interno dell’Unione prima di tutto gli interessi del comune che rappresenta. Il filo conduttore che ci ha guidati in questi anni è stato quello di cercare di far coincidere gli interessi dei nove comuni con gli interessi più complessivi dell’area della Grecìa. Ecco perché se un errore posso attribuire in questa fase diciamo alla ‘maggioranza’ di centro-sinistra che vi è nel consiglio dell’Unione della Grecìa è quello di aver messo nelle condizioni la cosiddetta ‘minoranza’ di giocare un ruolo un po’ distorto. Bisogna invece porsi il problema di dare a livello istituzionale una rappresentanza maggiore a quei consiglieri che sono stati eletti nelle varie minoranze consigliari dei comuni di appartenenza e che rappresentano quindi significative porzione delle popolazioni griche, a cui non si può non dare voce.

D – Il problema della rappresentanza all’interno dell’Unione della Grecìa è proprio uno dei temi di confronto che ha posto il sindaco di Martano, avanzando l’ipotesi del criterio della proporzionalità.
R – Su questa proposta sono assolutamente in disaccordo. Non può essere, quello della proporzionalità, un criterio accettabile per me e per il mio comune. Se mai dovesse passare una simile linea, sarei il primo, senza tante polemiche, a tirarmi fuori, perché essa non coincide più con gli interessi del mio comune. Contare nell’Unione in proporzione al numero di abitanti di ciascun comune, significherebbe per una realtà come non avere assolutamente spazi di azione. Mi rendo conto che sotto il profilo squisitamente amministrativo gli interessi del Comune di , per i suoi connotati di piccolo centro, con tutta una serie di servizi che sono calibrati proprio sull’avere pochi abitanti, sono sicuramente differenti da quelli che può avere il Comune di Martano, che evidentemente si misura con altro tipo di problematiche. Ma è anche vero che sotto il profilo politico, la proporzionalità relega i piccoli comuni ad un ruolo secondario.

D – Esiste o no un deficit di partecipazione dei cittadini alla vita politica e culturale della Grecìa Salentina
R – Esiste ed è indubbio. Ma ciò è spiegabile col fatto che in questi anni ci si è concentrati soprattutto sul far partire la macchina. E’ il momento di porsi il problema di un pieno coinvolgimento di tutti, sicuramente questo è un obiettivo che dobbiamo perseguire.

D – Concludendo che cosa si sente di auspicare all’Unione della Grecìa Salentina?
R – E’ mia opinione che si debba fare tutto il possibile affinché Martano non arrivi alla decisione ultima di uscire fuori dall’Unione. Dobbiamo fermarci un attimo a ragionare su quale possa essere la strada migliore per raggiungere l’obiettivo. Abbiamo in questo momento un compito importante: di fronte agli attuali processi di globalizzazione, riaffermare l’identità forte di un territorio e di una popolazione che vive all’interno di questo territorio, rappresenta una risposta forte. Ci sono tutti i presupposti perché ciò si realizzi, il nostro patrimonio storico-artistico, le nostre tradizioni possono essere valorizzati nell’ottica dello sviluppo del territorio.
Noi siamo il centro del Salento e rappresentiamo un’area singolare, stretta anche tra realtà importanti come Maglie, Galatina, il capoluogo leccese al nord, e ancora Otranto e Gallipoli. Sappiamo qual è il fermento in termini economici e produttivi delle altre parti del Salento. La nostra area, nonostante il suo patrimonio, le sue ricchiezze storico-artistiche, è sempre rimasta per moltissimo tempo a fortissima densità migratoria perché povera.
La sfida che abbiamo voluto ingaggiare con l’Unione è quella di interrompere – parafrasando un po’ Franco Cassano – quel movimento durato molti decenni in cui questa terra è stata ‘fatta da altri’. Vogliamo ora essere noi stessi i soggetti attivi che pensano allo suo sviluppo. E’ per questa ragione che l’Unione non può e non deve essere un ‘giocattolo’ nelle mani di ristrette élite politiche. Questo momento di crisi che potrebbe sembrare un passo indietro, dobbiamo – ritengo – interpretarlo come un’occasione per prendere la rincorsa e rilanciare.

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