Tarante e màcare

Lo strepito del tamburrello aveva asprezze concitate, sorde. Le lamine sibilavano; s’inserivano lancinanti nella vibrazione cupa del fondo percosso. La pelle dava il senso vago della vita morta che aveva vestita. Talora i suonatori stanchi s’alternavano nel compito. La voce del flauto rimaneva sola. Due note, le stesse, sempre le stesse, gocce di suono cadenti entro l’abissale ampiezza del silenzio. Taceva il flauto, s’inseriva il tamburello. Continuava il ritmo…
Sembra il resoconto dell’evento “La notte della taranta” di ora è quasi un anno fa; in realtà è la descrizione della terapia musicale agente su una tarantata come la descrive Luigi Corvaglia nel suo romanzo Finibusterre degli anni ‘30, da noi salentini poco conosciuto e perciò ingiustamente dimenticato.
“Le streghe son tornate” verrebbe da dire ponendo attenzione al numero di iniziative che, in questi ultimi tempi nel Salento, in un modo o nell’altro, hanno per protagonista il ragno che danza. Ma oggi i suoni, le musiche, le danze non sono più soltanto quelli della tradizione, essi sono disponibili ad ibridarsi con i linguaggi più eccentrici ed innovativi, dando luogo ad un fenomeno culturale dagli esiti imprevedibili.
In maniera emblematica è quanto accaduto il 24 agosto dello scorso anno, in cui i ritmi salentini sono entrati in competizione con sonorità elettroniche e musica new age. Il risultato di questa operazione potrà ascoltarsi nel cd audio che l’Istituto Diego Carpitella intende stampare, accludendolo al numero inaugurale della sua rivista semestrale, a breve disponibile alla lettura.
“La notte della taranta” segna pure l’inizio dell’attività dell’Istituto, nato nel giugno del 1997, quale centro di documentazione e di ricerca, ad opera di un consorzio di cinque comuni salentini, , Calimera, Alessano, Cutrofiano e Sternatia, con lo scopo di raccogliere, catalogare, conservare e studiare il patrimonio culturale e artistico del Salento per individuarne le peculiarità nell’ambito delle culture popolari dell’Italia meridionale e del bacino del Mediterraneo. Ha sede presso il Convento degli Agostiniani di , il comune capofila dell’intero progetto ed è stato dedicato a Diego Carpitella, etnomusicologo di origine calabrese, docente all’Università La Sapienza di Roma, morto nel 1990, che, assieme a Ernesto De Martino, studiò il fenomeno del nel Salento. Suo è infatti il saggio L’esorcismo coreutico-musicale del , contenuto ne La terra del rimorso di E. De Martino.
A realizzare gli obiettivi ed i programmi dell’Istituto sono stati chiamati alcuni studiosi locali e non, riuniti in un Comitato scientifico: Gianfranco Salvatore, musicologo, autore di Isole sonanti, che dell’Istituto è anche il direttore scientifico, Eugenio Imbriani, demologo leccese, docente all’Università di Potenza, Maurizio Agamennone, allievo di Carpitella, docente di etnomusicologia all’Università di Lecce, Sergio Blasi, Assessore alla cultura del Comune di . La documentazione, la ricerca, la produzione dell’Istituto è svolta secondo una metodologia che prevede l’individuazione di aree tematiche attraverso cui recuperare e interpretare gli elementi della tradizione: la musica, le fonti orali, le fonti scritte, la danza e la gestualità popolare, iconologia e iconografia dell’immaginario e dei simboli della tradizione popolare, infine un’area che dovrebbe collegare gli elementi di tradizione con quelli di modernità. E’ proprio nell’ambito di quest’ultima area che si inserisce l’operazione “La notte della taranta”.
Si è trattato di un evento che ha coinvolto tutti gli ensemble locali, esecutori di pizziche e musiche tradizionali salentine che si sono esibiti contemporaneamente, per tutta la sera del 24 agosto, nei comuni aderenti all’Istituto, ma anche in quelli dell’area della grecìa salentina, e che successivamente si sono poi ritrovati in Piazza San Giorgio a , dove si è svolto un unico grande concerto “notturno” con musiche tradizionali e originali liberamente ispirate al , orchestrate e composte da Daniele Sepe ed eseguite dallo stesso Sepe e dall’ensemble “La notte della taranta”, complesso vocale e strumentale costituito da tutti i musicisti salentini intervenuti alla manifestazione, solisti, gruppi di cantori, tamburellisti e danzatori. Daniele Sepe è un compositore napoletano, la cui poliedrica attività comincia con il “Gruppo Operaio E Zezi di Pomigliano”, con cui partecipa a numerosi Festival internazionali tra cui Rennes, Martigues e Bonn. Dopo numerose collaborazioni con artisti del calibro di Gino Paoli, Roberto de Simone e Roberto Murolo, e ad un crescente interesse per la musica jazz, comincia a scrivere la propria musica da solo dando vita a formazioni che vanno dai 3 elementi a vere e proprie big band di 20 persone. Nel 1989 esce il suo primo lavoro discografico “Malamusica”, seguito a breve distanza da “L’Uscita dei Gladiatori”. Contemporaneamente scrive musica per il teatro, balletto e, soprattutto per il cinema. Nel 1994 pubblica il CD “Vite perdite” che ottiene grande successo di pubblico e di critica, procurandogli l’entrata nelle classifiche italiane ed internazionali. Nel 1995 esce “Spiritus Mundi” che bissa i successi di “Vite perdite”, e che, assieme al primo, viene inserito in numerose antologie a grande tiratura da “Polygram”, “Il Manifesto” e “La Repubblica”. Sempre con il “Manifesto” pubblica il CD dal titolo “Trasmigrazioni”, all’interno del quale vi è tra gli altri il brano Kalinitta realizzato con il gruppo Ghetonia di Calimera. L’ultimo suo lavoro è il CD “Lavorare Stanca” uscito per la Compagnia Nuove Indye. Musicista ecclettico, capace di navigare attraverso svariate dimensioni della cultura musicale, toccando la world music, la folk music, il rock, Daniele Sepe per “La notte della taranta” ha fatto incontrare la tradizione della pizzica con altri strumenti, altre sonorità, il tutto manipolando, montando, innestando le masse sonore prodotte direttamente dagli artisti salentini in un workshop, durato due giorni, dal 22 al 23 agosto, e che ha preceduto la serata spettacolare in Piazza San Giorgio.
Sin dal nome dell’Istituto, nonché guardando alla prima iniziativa promossa dallo stesso, che peraltro si propone di essere un appuntamento fisso delle estati salentine, appare chiara l’attenzione degli studiosi del comitato scientifico per il fenomeno del , quale oggetto – se non assoluto sicuramente centrale – delle indagini, delle ricerche e dell’attività di documentazione a cui hanno dato inizio, come a dire che è il l’espressione più pregnante e più significativa dell’identità, della tradizione, della memoria del popolo salentino, la lente attraverso cui guardare ed indagare i suoi miti, i suoi simboli, la sua cultura.
In quest’ottica, uno dei prossimi progetti dell’Istituto Carpitella è relativo alla realizzazione di una collana di edizioni critiche di saggi sul , dal ‘400 fino ad oggi. Il primo volume di questa collana, che si prevede di pubblicare entro l’estate, raccoglierà saggi sul pubblicati da studiosi svedesi. Il comitato scientifico è inoltre impegnato nella realizzazione della rivista dell’istituto, che avrà cadenza semestrale e che costituirà una sorta di “diario di bordo” delle attività del Carpitella. Il primo numero uscirà intorno alla fine di giugno.
Ma non è solo di che è intrisa la nostra cultura.
E’ possibile anzi affermare che il Salento abbia quasi due anime, il da una parte e la grecità dall’altra, ovvero che la prima individua un’area culturale ampia all’interno della quale si disegna una “sottoarea”, avente delle peculiarità ulteriori, proprie e caratterizzanti, che è l’area grika. Non è un caso che, nell’ambito del corsorzio che gestisce l’Istituto Carpitella, tre comuni su cinque appartengono all’area della grecìa salentina, come pure un dato significativo è che l’evento “La notte della taranta”, sia stato promosso anche dal Consorzio Grecìa Salentina, i cui comuni sono stati teatro dei concerti dei gruppi musicali salentini.
E ancora l’Istituto Diego Carpitella diversi mesi fa ha ritenuto di finanziare la pubblicazione di una monografia su Antonio Verri, uno dei più interessanti scrittori salentini dei giorni nostri, scomparso nel 1993, che poco o nulla a che fare con il , ma che è indubbiamente una figura significativa nel panorama culturale del Salento, che non può non ricevere l’attenzione di centri che si pongono l’obiettivo di valorizzare la cultura salentina. Soprattutto perché Antonio Verri ha dimostrato sempre una grande sensibilità per la cultura e gli artisti locali, sin dagli anni ’80, attraverso atti significativi di valorizzazione e di documentazione: pubblica, in quegli anni, tra gli altri, per le edizioni “Pensionante de’ Saraceni” (sua casa editrice) F. Ineschi, Identità grika in Terra d’Otranto, un testo che individua i tratti fondamentali della cultura e della gente grika; Cesare De Santis, Col tempo e con la paglia, un’antologia di poesie e canti dell’ultimo poeta griko di Sternatia, fino a quel momento inediti, unico atto che testimonia l’esistenza e l’opera di questo incredibile personaggio, poeta-contadino, da anni oramai scomparso. Il suo interesse e la sua attenzione per la grecità del popolo salentino è autentica, tanto che qualche anno dopo scrive un dramma su di un letterato salentino del ‘400 dalle radici greche, Antonio De Ferraris, detto il Galateo (sua opera più famosa, De Situ Japygae, una ricognizione curiosa e attenta del Salento). La sua straordinaria figura rivive nelle pagine de Il fabbricante d’armonia di Verri, divenendo un personaggio inquieto, pervaso dal male di esistere, indeciso tra il buttarsi nell’esteriorità del mondo e invece il ritrarsi a coltivare la dimensione della propria interiorità, nel Salento, lontano dai rumori della corte napoletana.
Il volume realizzato dall’Istituto Carpitella è invece una raccolta di scritti su Antonio Verri, alcuni redatti all’indomani della sua morte, altri invece, la maggior parte, estrapolati da riviste e libri pubblicati da chi ha collaborato con Verri, scritti di diversi intellettuali salentini che con lui hanno condiviso alcune interessanti operazioni culturali, come “On board”, “Quotidiano dei poeti”, “Pensionante de’ Saraceni”, casa editrice ma anche giornale culturale, “Titivillus – mensile di culture” e tante iniziative che fanno di Verri oltre che scrittore, un frenetico operatore culturale. Accanto ai testi, un portfolio di Antonio Verri con i suoi amici, con i compagni delle sue avventure letterarie ed editoriali, chiude la pubblicazione. La cura del volume è stata di Maurizio Nocera e Luigi Chiriatti, per ciò che riguarda l’apparato testuale, e di Fernando Bevilacqua per il catalogo fotografico.
L’Istituto Diego Carpitella sta ora lavorando all’organizzazione della seconda edizione de “La notte della taranta” che conserverà la stessa formula dell’anno scorso, ma ospiterà un altro compositore, chiamato a compiere lo sforzo di armonizzare e unificare i tanti gruppi di musica popolare con il proprio peculiare tocco di creatività. Sono stati fatti molti nomi, ma nulla è stato ancora deciso.
Intanto alla fine di giugno potremo ascoltare il CD-live del concerto dell’estate scorsa, aspettando “La notte della taranta 1999″.
“Sono un greco anch’io, non è una novità, ma è che nel dirlo provo quasi un piacere nella pelle, una sorta di leggero e improvviso fremito che mi riempie il sangue, circola con esso, mi arriva in petto, in gola, negli occhi, diventa un sussulto, tremore…quasi pianto! Le mie origini sono greche; il mio costume, l’amore per la verità, qualche volta la mia malinconia, mi arrivano da mio padre o dai miei progenitori greci, sacerdoti e cultori di sapere, conoscitori delle cose del cielo, fabbricanti di armonia, che per tutto furono famosi, amati, stimati, meno che per le armi e la violenza…” (Antonio Verri, Il fabbricante di armonia)
“Mio padre studiò le lettere greche e latine, mio nonno e i miei antenati furono sacerdoti famosi non per le imprese militari, vale a dire per la violenza, per stragi e per saccheggi, ma per la dirittura morale e l’integrità della loro vita” (Il Galateo, De situ japygae)
Il 28 e 29 maggio a San Vito dei Normanni il convegno di studi su “Rimorso: la tarantola tra scienza e eltteratura”. Relatori: Bernardino Fantini (Università di Ginevra), Alessandro LaPorta, Giacomo Annibaldis, Antonio Palmisano (Università di Trieste), Rita Zecca, Gabriella Petrelli, Tiziana Bassi, Maria Antonietta Epifani, Gino L. Di Mitri, Mario Spedicato, Eugenio Imbriani. Con la proiezione di “Viaggio A Galatina” e “Morso d’amore”, commentati da Rina Durante e Luigi Chiriatti. Nelle stesse giornate un convegno a Mesagne su Epifanio Ferdinando, medico del 600, uno tra i più accreditati scienziati europei in materia di , nato proprio a Mesagne 430 anni fa.

(Grecìa del Salento-il Corsivo, n. 24/1999, pp. 15-16).

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2 Responses to “Tarante e màcare”

  1. Ciao Ho condiviso tutto il tuo intervento, come altri che hai scritto, reputo ricco
    di contenuti il tuo bel blog e penso che ti
    aggiungerò ai miei segnalibri, ciao!

  2. Grazie mille!
    ne sono onorata

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